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Le foto di Letizia Battaglia per Lamborghini: il caso mediatico

2020-11-23 13:05

Francesca Brancato

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Le foto di Letizia Battaglia per Lamborghini: il caso mediatico

Lo scandalo delle foto con le bambine. Il ritiro di Lamborghini e l'amarezza di Leoluca Orlando

Scandalo e rivolta social: schock per il servizio fotografico che la celebre fotografa e fotoreporter siciliana Letizia Battaglia ha realizzao per la campagna pubblicitaria “With Italy, for Italy” della casa automobilistica di lusso Lamborghini. Il sindaco di Palermo indignato. Foto ritirate.

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Non siamo nuovi ad episodi di “rappresaglia social e mediatica”, se così possiamo dire, in merito a campagne pubblicitarie poco comuni e di cattivo gusto, che possono nascondere dei messaggi fraintendibili. Molto noto, ad esempio, il caso di un’agenzia di onoranze funebri italiana e delle sue ironiche trovate pubblicitarie e tutti di certo ricordiamo il caso davvero poco ironico del cartellone della Regione Sicilia sulla salute della donna. Ma quando entrano in gioco i bambini le cose si complicano e non possono essere commessi passi falsi. Emblematico, nei mesi scorsi, il putiferio che ha travolto la casa automobilistica Audi, la quale dopo numerose critiche dovette chiedere scusa e ritirare lo spot di una sua campagna pubblicitaria con una piccola bambina come protagonista. Situazione analoga quella che in questi giorni si sta verificando nei confronti della casa automobilistica di lusso, italiana questa volta, Lamborghini e della fotografa palermitana Letizia Battaglia.

Siamo a Palermo, vengono scattate delle foto che oggi sono al centro di una querelle sul web, scatti che fanno parte del progetto “With Italy, For Italy” di Lamborghini: 21 fotografi di fama internazionale raccontano le bellezze paesaggistiche d’Italia, includendovi altrettanti modelli della celebre casa automobilistica. Una mossa di marketing come se ne vedono tante. Per la tappa siciliana Lamborghini sceglie espressamente Letizia Battaglia, iconica fotoreporter di una Palermo raccontata con occhio spietato e linguaggi innovativi che colpiscono gli animi. Degne di nota le sue foto dei delitti di mafia, degli ospedali psichiatrici palermitani degli anni ‘80, dei picciotti di strada. E poi ci sono le bambine, protagoniste di molti scatti della Battaglia, spesso colte da un bianco e nero dolce/amaro, con volti dalla forza visiva ed espressiva senza pari. La fotografa siciliana, inoltre, non è estranea a commenti e indignazione generale, proprio perché il suo occhio e i suoi scatti pertubano l’animo di chi guarda, fin nel profondo.

 

Gli scatti di cui parliamo oggi, però, sono molto diversi. Non si tratta di reportage di strada, ma di un servizio pubblicitario, dove a scegliere temi e modi è stata la stessa fotografa, che, per proseguire un filone narrativo a lei caro (ovvero la rappresentazione della “Palermo bambina”) ha scelto, ancora una volta, delle giovani protagoniste per i suoi lavori, accostate ad uno dei simboli della “scuderia Lamborghini”. La Battaglia ha, infatti, accompagnato i suoi scatti con queste parole: «La “città-bambina”, che mi prefiggo di rappresentare, è un luogo che esprime il sogno, che vuole un mondo sincero e rispettoso». Le critiche sono iniziate fin da subito.

 

Le prime che sono state mosse sono arrivate dal mondo fotografico stesso, fatto di grandi nomi ed appassionati del genere, che, sia sui social che su alcune delle maggiori testate siciliane e nazionali, hanno espresso il proprio disappunto per il mancato focus sull’argomento (rappresentare le bellezze italiane attraverso gli scatti di 21 grandi della fotografia). Il lavoro della Battaglia è stato quindi definito forzato, sbiadito, dalla narrazione assente. Altri si sono chiesti cosa si evince del marchio Lamborghini attraverso questi scatti e in che modo si inerisce Palermo in questo tipo di narrazione. La risposta è stata: nessuno. I più si sono indignati per la forte allusività sessuale che emanano le immagini: immagini sessiste, allusive; hanno un’inquietante accezione pedofila; il vecchio cliché “donne e motori”. Questi sono solo alcuni dei commenti che si possono facilmente trovare nei commenti sui social e che negli ultimi giorni hanno infiammato il web.

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La faccenda della componente erotica canalizza quindi l’attenzione di massa e i toni della polemica si fanno sempre più aspri, al punto che Lamborghini decide di ritirare le immagini dalla campagna e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, si dichiara amareggiato, scrivendo una lettera aperta diretta a Letizia Battaglia e che qui riportiamo in parte: «Cara Letizia, ho provato e provo grande sofferenza e amarezza per aver dovuto manifestare dissenso e per aver dovuto chiedere la sospensione della campagna di promozione della Lamborghini. La mia amarezza è resa ancora più forte dal dolore che ha provocato a Te che hai dedicato la vita alla nostra Città, all’arte, alle bambine di Palermo […]. La vita non può e non deve essere contrasto tra due valori fondamentali...deve essere ricerca di una armonia che costituisce obiettivo irrinunciabile e che impone a volte di fare scelte dolorose, specie per chi svolge un ruolo istituzionale. Il mio forte invito rischia, però, di nascondere quanto sento il dovere di manifestare e che Ti prego accogliere: la mia grandissima ammirazione e gratitudine per la Tua attività artistica e per il tuo impegno civile, sempre attenti alle bambine, ai loro diritti troppe volte mortificati, e sempre amorevolmente attenti alla nostra Città […]. Il mio invito, e la decisione della Lamborghini di sospendere la campagna promozionale, rischiano di essere variamente utilizzati per pretestuose polemiche, che anche l'azienda ha prontamente inteso frenare ricordando che la campagna “aveva il compito di esaltare le bellezze delle regioni italiane insieme alle auto sportive di lusso” e che aveva scelto di "affidare a Letizia Battaglia le immagini sulle auto a Palermo, unica città con un fotografo di eccezione dedicato”. Resta la Tua comprensibile, e la mia spero compresa amarezza.
Tra tanti contrasti e perplessità una cosa vorrei fosse chiara: la mia grandissima ammirazione, la mia grandissima gratitudine per Te […]»
.

In un’epoca in cui molto spesso ci si trova a discutere di sessualità, di donne, di rispetto e di limiti da oltrepassare o meno, la questione morale scatenata dalle foto della Battaglia ha colpito un po’ tutti, con pareri a dir poco contrastanti. Ci si chiede, infatti, perché il tema dell’infanzia per le moderne società occidentali è sacro e di una delicatezza estrema? Perché l’accostamento erotismo/fanciullezza tocca corde quasi pericolose? Siamo davvero diventati tutti “bacchettoni”? Siamo davvero nell’epoca in cui “non si può dire niente”? Di sciuro una cosa va chiarita: in questa sede non si parla di prodotto artistico e l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni non mette, e non può mettere, in dubbio la grandezza del lavoro artistico e di denuncia di Letizia Battaglia, da decenni impegnata in lotte sociali e politiche di ampio respiro. Fermo restando che le foto in esame non fanno, quindi, parte di un documento e non rappresentano quello che viene considerata “opera pura”, ma sono confezionate per una campagna di comunicazione pubblicitaria, c’è da dire che l’allusione a cui si fa riferimento resta comunque nascosta e mai esplicitata. A tale proposito, gli scatti per Lamborghini, insieme alle critiche sulla tecnica compositiva, sulla scelta dei soggetti e il mancato raggiungimento dello scopo della campagna, per non parlare del duro colpo inferto alla morale e al buon gusto (così come sostenuto da nomi come Tony Gentile, Pucci Scafidi e come loro tanti altri, che hanno sicuramente colto alcune lacune presenti all’interno del prodotto pubblicitario realizzato dalla Battaglia) hanno ricevuto parole di supporto da una parte del mondo fotografico, che ha riconosciuto nel lavoro della Battaglia una coerenza di tipo stilistico propria della fotografa palermitana. Tanti, infine, sono quelli che hanno scelto di restare fuori dalla questione, primo fra tutti il grande fotografo siciliano Ferdinando Scianna, che pure ha dichiarato: «Chi decide cosa sia o meno il buon gusto?» (trovando, per altro, numerosi consensi, come quello di Mauro D’Agati e Andrea Cusumano regista, artista ed ex assessore alla Cultura della Palermo della stagione di "Manifesta" e di "Palermo Capitale della Cultura", il quale si affida alle parole di Pierpaolo Pasolini, dicendo: «Chi si scandalizza è sempre banale ma, aggiungo, che è sempre male informato»).

 

Pare che per di più si tratti del caro e vecchio “purché se ne parli”, che ad ogni modo non rappresenta uno stratagemma di marketing che solitamente funziona, considerando poi che Lamborghini ha preso le distanze dalle foto della Battaglia. Mai come oggi la reputazione di un marchio è un valore sostanziale, da coltivare e curare su più fronti, scegliendo i mezzi giusti. Ma un artista, se chiamato in causa, può davvero prescindere dalla propria impronta identitaria per meri fini di marketing o per non turbare l’opinione pubblica?
Lasciamo la questione a voi.

 

 

 

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