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Agrigento: nuova vita all'Olympeion e al Telamone della Valle dei Templi

2021-02-16 12:41

Redazione

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Agrigento: nuova vita all'Olympeion e al Telamone della Valle dei Templi

Al via il progetto della Regione Siciliana per ricostruire parte della trabeazione, con i mastodontici giganti di pietra

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A partire dal prossimo marzo 2021 partiranno i quattro cantieri che interverranno sull’area del tempio di Giove Olimpo, nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento. Grazie a questi interventi importanti sarà possibile rileggere correttamente l'intera area sacra del santuario, il percorso che conduceva all’imponente altare di Giove e si assisterà, inoltre, alla musealizzazione dei numerosi reperti della decorazione architettonica. L'intervento più imponente sarà sicuramente quello del riassemblaggio della trabeazione sorretta dai telamoni, che in origine erano 38, e la musealizzazione delle parti dell'enorme statua che verrà sostenuta in piedi tramite un supporto di ultima generazione: una lastra in acciaio corten, con mensole di pochi millimetri. Questo intervento garantirà una migliore conservazione degli elementi originali del telamone, il quale sembrerà si erigerà fiero tra le rovine dell’Olympeion.

«In questo momento i beni culturali della Sicilia sono in fermento. I Parchi archeologici e i musei, costretti a chiudere le porte dalle misure anti-Covid, stanno operando con massimo impegno per prepararsi alla riapertura con  ambienti più accoglienti e nuovi progetti ed emozioni – afferma l’assessore regionale ai Beni Culturali e all'identità siciliana, Alberto Samonà -. I cantieri che interessano l'area del tempio di Giove Olimpo nella Valle dei Templi e la valorizzazione del Telamone, sono un invito a visitare Agrigento e la Sicilia, per trasmettere al mondo una storia e un'identità profonda, che rendono unica la nostra terra». La statua in questione, non è, ovviamente, la copia “distesa” tra i resti del Tempio di Giove Olimpo, ma le parti del Telamone originario, ritrovate e ricomposte su rilievo di Heinz-Jurgen Beste dell’Istituto Archeologico di Roma, che a sua volta ha lavorato sui disegni di Pirro Marconi, l'archeologo che scavò alla Valle dei Templi di Agrigento negli anni Venti del Novecento. questo è solo l'ultimo intervento, frutto di studi, che hanno permesso una fruizione migliore e la raccolta di maggiori informazioni sul Parco: tra i molti reperti catalogati ex novo, sono stati localizzati più di 90 frammenti che, per dimensioni e forma, appartengono chiaramente alle sculture del tempio, tra cui blocchi provenienti da almeno otto diversi Telamoni; inoltre, l'intero progetto che investe l'area del tempio di Giove Olimpo, ha suscitato l'interesse dell'intero panorama internazione di archeologia. 

 

Tra i più grandi d’Occidente, più imponente del Partenonestesso, l'Olympeion venne eretto nell’antica Akràgas dopo la vittoria di Terone sui Cartaginesi, nella battaglia di Himera del 480 a.C.: un vero e proprio ex voto, simbolo della potenza del tiranno. Il grande tempio dorico, con misure superiori a quelle del Tempio G del Parco Archeologico di Selinunte, costruito in blocchi di calcarenite, fu una novità per il tempo, a causa delle diverse soluzioni architettoniche impiegate, con semicolonne scanalate alte quasi venti metri. Secondo Diodoro Siculo, il timpano era decorato con scene della Gigantomachia e della guerra di Troia; ed è sempre lo storico greco a tramandare la notizia che il tempio fosse rimasto incompiuto, senza copertura. I suoi Telamoni (alti quasi 8 metri) dovevano trovarsi a circa 11 metri di altezza rispetto al pavimento, appoggiati su mensole e con il busto ancorato alla muratura. Gli storici non sono ancora concordi sul loro numero, poiché molti pensano che i telamoni dovessero abbellire la sola facciata del tempio e non correre sull’intera lunghezza. Dopo il crollo dovuto al terremoto del 1401 e lo smebramento del XVIII sec. quando gran parte dei suoi blocchi di calcare furono utilizzati per costruire il molo di Porto Empedocle, oggi si cerca di dare nuova vita al tempio e di ricostruire il suo splendore originario. Lo stesso Goethe descrisse i resti del santuario come «ossami d’un gigantesco scheletro». 

 

In attesa dell'apertura dei quattro cantieri, è stata completata la mappatura esatta del tempio e dei suoi più importanti elementi architettonici, con l'obiettivo di una ricostruzione attendibile della struttura. Sono stati anche identificati e disegnati altri frammenti del rilievo scultoreo del timpano, oltre a quelli già pubblicati da Domenico Lo Faso, duca di Serradifalco. Il telamone, posto su un basamento, sarà ricostruito nella zona a nord est del tempio, su un piano circa 6 metri più in basso del livello di camminamento: un bel colpo d'occhio, che on pregiudicherà la visione degli altri reperti.

L'intervento prevede nove mesi di lavori e dovrebbe essere completato entro l'anno. Quello di Agigento sarà, inoltre, un cantiere aperto: i visitatori potranno, infatti, prenotarsi e accedere all’area seguendo dal vivo i lavori. Il progetto è di Coopculture e coinvolgerà non soltanto esperti ed appassionati, ma anche le scuole, laureandi e stagisti e chiunque voglia scoprire come ci si muove a stretto contatto con la Storia.  

 

 

©riproduzione riservata

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