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Gaetano Tranchino, il pittore del silenzio e dell’anima di Siracusa

2026-09-03 15:48

Redazione

NOTE, Note ARTE,

Gaetano Tranchino, il pittore del silenzio e dell’anima di Siracusa

È scomparso all’età di 88 anni Gaetano Tranchino, artista siracusano che ha attraversato più di mezzo secolo di storia dell’arte italiana mantenendo i

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È scomparso all’età di 88 anni Gaetano Tranchino, artista siracusano che ha attraversato più di mezzo secolo di storia dell’arte italiana mantenendo intatta una cifra espressiva personalissima e un rapporto profondo con la propria terra. Una morte che lascia un vuoto non soltanto nel panorama artistico siciliano, ma in quella più ampia comunità di intellettuali e artisti che hanno fatto della Sicilia un luogo privilegiato di osservazione, riflessione e rappresentazione.

A tratteggiarne con particolare precisione la figura era stato, già nel 1986, Leonardo Sciascia. «Gaetano Tranchino vive senza inquietudini che non siano quelle della ricerca, dell’approfondimento e perfezionamento dell’arte sua: sereno, appagato, senza alcuna ansietà ed affanno ad inseguire la notorietà, il successo». Parole che oggi assumono il valore di un autentico ritratto umano e artistico.

In Tranchino, infatti, la pittura non è mai sembrata un mezzo per raggiungere la fama, ma una necessità interiore, una pratica quotidiana di conoscenza. La sua ricerca si è sviluppata lontano dalle mode e dalle urgenze del mercato, attraverso una fedeltà ostinata alla propria visione.

Una pittura fuori dal tempo

La carriera espositiva di Tranchino aveva preso slancio già negli anni Sessanta, con la mostra alla Galleria Toninelli di Milano nel 1964. Da allora si sono susseguite innumerevoli esposizioni, in Italia e all’estero, portando le sue opere ben oltre i confini della Sicilia.

La sua pittura, difficile da ricondurre a una scuola o a un movimento preciso, ha tuttavia dialogato con una certa tradizione figurativa e metafisica italiana. Vincenzo Consolo, nel tentativo di collocarne l'opera entro una genealogia possibile, osservava: «Guardando le sue pitture si può se mai far qualche richiamo a De Chirico, a Savinio, a Giuseppe Viviani».

Ma ogni riferimento, nel caso di Tranchino, sembra essere soltanto un punto di partenza. La sua originalità emerge proprio nella capacità di trasformare suggestioni e memorie in un linguaggio autonomo, riconoscibile, sospeso tra realtà e dimensione immaginativa.

Siracusa, presenza e destino

Al centro della vicenda artistica e umana di Tranchino è rimasta sempre Siracusa. Non semplicemente una città d'origine, ma un universo interiore, una presenza capace di alimentare lo sguardo e la memoria.

Il legame con il mare ne rappresentava una delle espressioni più autentiche. Fino a qualche anno fa Tranchino amava solcarlo con la propria barca a vela, allontanandosi dalla terraferma per immergersi in quella dimensione di silenzio che sembrava appartenergli profondamente.

Il mare aperto, il silenzio, la luce e il paesaggio siciliano diventavano così parte di una stessa esperienza: quella di un artista che non aveva bisogno di inseguire il mondo, perché aveva trovato nella propria terra un luogo inesauribile di osservazione.

L’ultimo saluto

Per il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, la scomparsa di Tranchino rappresenta «una perdita per l’intero mondo dell’arte e non solo per Siracusa o per la Sicilia». Le sue opere, ha ricordato il sindaco, hanno fatto il giro del mondo, distinguendosi «per lo stile originalissimo pur restando egli con i piedi ben piantati nella sua terra».

Ed è forse proprio questa la chiave per comprendere la posizione di Tranchino nella cultura siciliana del Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo. Lontano da ogni folclore e da ogni rappresentazione convenzionale dell'isola, il pittore ha cercato una Sicilia più profonda, intima, talvolta enigmatica.

Italia lo ha collocato, a pieno titolo, accanto a figure come Sciascia, Ferdinando Scianna, Vincenzo Consolo e Gesualdo Bufalino: artisti e intellettuali che, attraverso linguaggi diversi, hanno interrogato la Sicilia e i siciliani, restituendone contraddizioni, silenzi, bellezza e inquietudini.

Tranchino lo ha fatto attraverso la pittura. Con le sue pennellate, ha cercato quella che il sindaco definisce «l’essenza più intima di Siracusa».

È forse questo ciò che resta, oltre le mostre, i riconoscimenti e le opere disseminate nel mondo: lo sguardo di un artista che ha scelto di rimanere fedele alla propria isola senza lasciarsi imprigionare da essa. Un uomo che, come aveva intuito Sciascia, non aveva bisogno dell’inquietudine della notorietà, perché aveva già trovato nella ricerca artistica la propria ragione di vita.

I funerali di Gaetano Tranchino saranno celebrati questo pomeriggio alle ore 16 nella Cattedrale di Siracusa.

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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